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scarto Riccardo Caporossi tutti i diritti riservati
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di Riccardo Caporossiinterpreti in ordine di apparizione:
Vincenzo Preziosa
Claudio Remondi
Davide Savignano
Pasquale Scalzi
Riccardo Caporossi
Musiche: Sergio Quarta e Francesco Marino eseguite dal quartetto di sax “4 VENTI”
Regia: Riccardo Caporossi
Direttore di scena: Ettore Melani
Luci: Daniele Santi

L’idea dello spettacolo muove da questa semplice considerazione:ogni giorno, ciascuno di noi, con il sacchetto della spazzatura, getta anche qualcosa di sé, non come individuo ma come essere appartenente all’umanità. Getta gli scarti di belletti ma perde la bellezza. Getta scorie, avanzi, rifiuti di avidità e soddisfazioni materiali ma perde la misura e non conquista nulla. Così al centro della scena c’è un cassonetto, la pattumiera metropolitana, il luogo dell’abbandono, del rituale giornaliero; atto meccanico senza riguardo. Oltre ad una figura inquietante (uno spettro ammonitore?) a due spazzaturai, due vagabondi-cassoneri, una sfilata di personaggi rappresentati soltanto dai loro abiti e un vecchio signore che se la prende con la TV (spazzatura) c’è un corpo: il corpo che pulsa e vive. Sommerso dai rifiuti, si ribella. Non si arrende alla condizione di semplice produttore e consumatore del mondo come vuole la modernizzazione, non vuole distrarsi con quello che offre il mondo dei consumi ma vuole tentare di invertire il giro della ruota e far nascere altri linguaggi, altre parole, altri sentimenti, altre idee, altre aspirazioni che non siano quelli della visione mercantile del mondo. L’uomo, perdendo il senso del suo essere appare non distinguibile dalle merci e finisce con il consumarsi con esse e trasformarsi in rifiuto. Così sospesa tra il rifiuto della decadenza dei valori e i rifiuti dell’eccedenza della società questo personaggio rovescia la sua sensazione del vivere e la rende sfuggente. Ironizza con l’uomo, con il mondo, con l’universo ma ancora di più riflette. Cerca di riconquistare i brandelli gettati giorno dopo giorno, chiamandosi fuori dalla maniera tradizionale del vivere, immerso tra le scorie consuma l’epoca e parla della durata come un sentimento inafferrabile, non prevedibile, non misurabile. Una testimonianza che pone interrogativi, di fronte al trascorrere del tempo e al fluire della vita, sulla natura e l’esistenza umana. La vera spiritualità dell’uomo, il suo senso religioso devono avere radici profonde e radicate nel nostro corpo. Vedere e ascoltare come atti della mente, recuperando l’essere umano, il suo pensiero, la consapevolezza di vivere, dalla distrazione con cui li gettiamo quotidianamente tra i rifiuti. Oggi, gli scarti, le scorie sfornati in quantitativi sempre crescenti ma anche i reietti, i barboni, gli sfollati, i richiedenti asilo sono i rifiuti della globalizzazione. E noi?…siamo ciò che si raccoglie o quel che si butta via?

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