Forme – Teatro India, Roma – dal 5 al 10 luglio

FORME

Scarica il pdf con tutte informazioni

scritto e diretto da Riccardo Caporossi
un progetto della Scuola di Teatro e perfezionamento professionale del Teatro di Roma
con
Roberto Caccioppoli, Marco De Bella
Lorenzo Frediani, Silvio Impegnoso
Stefano Lionetto, Michele Lisi
Chiara Lombardo, Anna Mallamaci
Carlotta Mangione, Caterina Marino
Sara Pallini, Vincenzo Preziosa
assistente alla regia Vincenzo Preziosa
luci Carmine Marino
musiche Sergio Quarta
responsabile tecnico Giovanni Santolamazza
elettricista Massimo Munalli
fonico Antonio Iodice
attrezzista Emiliano Simonelli
sarta Carlotta Gioia
segreteria di compagnia Elena Carrera

Riccardo Caporossi, il teatrante-artigiano della scena, “compone” Forme insieme a 12 artefici-operai alle prese con la costruzione di uno spettacolo che pone al centro della riflessione il gioco della forma, la sua realtà oggettiva e il suo senso rappresentativo. Una produzione Teatro di Roma che porta sul palcoscenico gli allievi della Scuola di Teatro e Perfezionamento professionale, a rievocare le forme del titolo che tracciano gli schemi in cui imprigioniamo, nel flusso della vita, la coscienza, la personalità, il rapporto con gli altri, gli affetti, le abitudini, i doveri che ci imponiamo. Così, forma e vita si appartengono: «Forme sono i concetti, gli ideali, le funzioni e le condizioni che ci inventiamo. Forme sono tutto ciò che appartiene alla nostra conoscenza – racconta Riccardo Caporossi – Forma è il nostro corpo rispetto agli altri che ci guardano. E forme sono le labili strutture che cercano di innalzarsi sempre più in alto per attingere a una dimensione mitica».

Pubblicato in avvenimenti, programmazione, spettacoli | Lascia un commento

Dentro un guscio di tartaruga

di Riccardo Caporossi

Rem & Cap sono stati e sono ancora personaggi scomodi tanto che si è deciso con l’ipocrisia del nuovo ordinamento, di farli fuori. 45 anni di storia del Teatro, cancellati proprio da quell’istituzione che avrebbe dovuto esserne orgogliosa.

Ci scandalizziamo dei miliziani dell’Isis che distruggono le tracce del passato con la volontà di cancellare la memoria. Dobbiamo renderci conto che funzionari dello Stato operano emulando comportamenti analoghi. Come del resto lo è per la corruzione, il sistema clientelare, protezionistico di lobby e caste; i piccoli e miseri interessi che serpeggiano nel mondo del teatro.

Sono costretto a difendere non solo tutta l’attività che ho svolto con Claudio Remondi ma l’immaginario e l’utopia che ha distinto il nostro teatro. Oltre alla straordinaria avventura teatrale, qualcosa di più complesso e concreto: quel lavoro politico, democratico di civiltà e umanità che è stato e continua ad essere il nostro teatro.

Ora questa esclusione capita proprio in un momento in cui le mie scelte artistiche si orientano nel coinvolgere un intero territorio: naturale, paesaggistico, archeologico (tale è la suggestione ancorata a quel mito tragico,inquieto e sereno al tempo stesso, che pervade la nostra esistenza) che vale, come palcoscenico, molto di più di quelli di tutti e sette i teatri nazionali. Con in più l’ambizione di riuscire a coinvolgere tutta la popolazione di un hinterland romano perché questo progetto le appartenga assieme al territorio in cui vive e perchè tutte le persone che ne saranno partecipi, provenienti da qualsiasi luogo e di qualsiasi età, ne siano protagonisti. Un’antropologia che attraverso il teatro serva ad interrogarci sul ruolo e l’importanza della diversità globale. Il seme vale più della moneta. Può avere ragione di affermarsi un pensiero simile e cioè che il Teatro può cambiare chi lo fa e chi lo vede? E ancora: il lavoro artistico, di alto livello, può cambiare la comunità? Non che io mi metta a realizzare progetti di teatro sociale ma sono ben consapevole che il progetto che ho presentato attraversa tutti i punti di cui è composto l’articolo 43 (Azioni trasversali),articolo di riferimento per l’istanza che ho presentato.

Inoltre, ritengo che il Teatro non appartiene ai generi o a ciò che va di moda, appartiene a chi lo fa e soprattutto a chi lo sa fare. Non ho mai sbandierato, durante la mia attività il lavoro che ho svolto con giovani sordo-muti, con giovani non vedenti, con ragazzi tossicodipendenti in comunità di recupero, con anziani, bambini e giovani studenti. Con tutti ho realizzato spettacoli nei quali il gioco del teatro e l’operazione artistica tessevano la vita reale e l’immaginazione. Così altrettanto, quasi per una buona metà di questi 45 anni, l’attività è stata dedicata alla formazione di giovani attori, molti dei quali, attualmente, lavorano con altri soggetti o hanno costituito una loro compagnia. Dall’esordio del primo Progetto Speciale (triennale 1990-92) finanziato dallo stesso Ministero (senza parlare di tutta l’attività di laboratorio che ha segnato l’intera attività) i 15 attori che per tre anni hanno lavorato con noi, uscivano dalle varie accademie d’arte drammatica italiane. Protagonisti degli spettacoli che si sono realizzati e inseriti professionalmente nel mondo del lavoro teatrale. Esperienza decisiva per loro e per noi. Si perché lo scambio generazionale è un valore non trascurabile. Si, perché la formazione è la capacità di trasmettere il sapere relazionandosi all’altro in un fare artigianale che conduce per mano la generazione successiva in un territorio misterioso da scoprire e conoscere alla stregua dell’animo umano. Non a caso quel primo Progetto fu nominato “A passo d’uomo”. E’ stata una scuola senz’altro migliore di tutte quelle che si ritengono tali, istituzionali e non, nel variegato panorama in cui si polverizza l’arte del Teatro. Ben più interessante di una didattica di scuola, avevamo proposto, a seguito di quella esperienza, un Settore, all’interno di una struttura pubblica come un Teatro Stabile, da identificare come luogo per continuare questo nostro progetto di trasmissione e formazione. Furono gli amministratori di allora ad impedircelo ed oggi questa idea, come tante altre, è inserita nell’organico dei Teatri Stabili Nazionali.

E’ chiaro che al di là delle retoriche affermazioni e degli ingannevoli propositi degli interventi legislativi, la serietà, la qualità artistica e la maturità creativa di chi opera nel campo dello spettacolo sono del tutto subordinate a logiche commerciali, di consenso e di appartenenze che ci sono estranee.

Da sempre indipendenti nella gestione della nostra attività, paghiamo questa estraneità, ora con l’attuazione della radicale cancellazione della nostra esistenza da parte della Direzione Generale dello Spettacolo dal vivo che invece avrebbe il dovere di proteggere e conservare come un bene culturale di interesse nazionale.
Contemporaneamente all’informazione della nostra cancellazione ricevevo l’ennesimo premio la cui motivazione avrebbe dovuto siglare, da parte della Commissione la scelta del Progetto presentato: Premio Nico Garrone al Maestro  con la seguente motivazione: “a chi con sensibilità, intelligenza, mente aperta e flessibile, ha saputo offrire ascolto, dialogo, spazi creativi alle nuove generazioni, sapendo essere partecipe e generoso. Al valore perenne delle opere di Rem & Cap”. E’ il risultato di una votazione unanime, allargata al mondo del Teatro, con la giuria composta da esperti pari agli esperti che compongono la Commissione ministeriale. E ,ancora, mi vengono in mente dichiarazioni scritte per noi da altri (esperti, critici, docenti,…)  e portate a pubblica conoscenza; ne cito soltanto tre, senza la loro firma per non fare torto a tutte le altre:

- Se in Italia il Teatro non fosse un mercato al soldo dell’occupante di turno questo tipo di teatro meriterebbe il titolo di “tesoro nazionale vivente”-

- Resta, con la gioia e la riconoscenza per le tante creazioni che ci hanno donato, il sottile rimpianto per quello che avrebbero potuto darci se l’intervento dello Stato italiano, in campo teatrale, fosse stato all’altezza  di quello che occorre ad artisti creativi, qualcosa che non richiede, forse, tanto un aumento dei finanziamenti, ma una diversa sensibilità e attenzione -

- Il teatro di Rem & Cap si è posto come costante contraltare- umano e filosofico- a tanta spettacolarizzazione superficiale e tecnologica: un teatro fatto di carne e persone, di gesti e oggetti sicuramente anomali rispetto agli abituali standard produttivi. Anche per questo, Rem & Cap hanno percorso una strada apparentemente marginale, svincolata dalle logiche produttive e di potere che segnano ancora oggi la vita teatrale nazionale -

Devo interrompere un lavoro che stavo portando avanti, anche se con le misere risorse che avrei potuto ottenere.
Avrei preferito continuare la mia attività artistica e mi ritrovo invece  a dovermi attivare per difendere tutto ciò che insieme a Claudio Remondi ho realizzato fino ad oggi, dal momento che lo Stato, o meglio, i rappresentanti dello Stato, unitamente agli esperti nominati e convocati lo hanno voluto cancellare non  preoccupandosi invece di sostenere ciò che considero lavoro per l’umanità.

Con grande amarezza scrivo questo documento perché non avrebbe dovuto essercene bisogno ma vedo che anche gli esperti della commissione vanno condotti per mano perché ripassino un po’ di storia in quanto non sono giustificabili per la loro dimenticanza e rischiano di essere additati di incompetenza trascinando con loro chi li ha nominati. Se l’ho fatto è per mettere tutti di fronte ad una parola chiave: responsabilità.
Ora tutti hanno quella di porre rimedio all’errore.

Termino richiamando il titolo che ho dato, citando la conclusione di un intervento di Claudio Remondi scritto nel 1990 (documento importantissimo proprio perché lui non c’è più, sull’analisi e la permanenza di logiche che ancora oggi governano il mondo del teatro – per leggerlo tutto vedere www.rem-cap.it):
“………allo Stato la grande responsabilità di come amministrare i fondi destinati al teatro……in me, grazie a quei trenta giovani attori, sta maturando l’idea di poter fare teatro, in un pessimo presente, dentro un guscio di tartaruga.”

Riccardo Caporossi

Pubblicato in avvenimenti, blog e commenti | Lascia un commento

2 – 7 punti

di Claudio Remondi

Ecco un piccolo schema in sette punti per tenere unite le mie poche modeste considerazioni sull’argomento.

I punti sono questi:
1) – Siamo qui. Perché.
2) – Il Teatro; cos’è.
3) – Un ciclo si compie.
4) – Oggi in Italia. Teatro e Politica.
5) – Il senso dei Teatri.
6) – Indipendente. Urgente.
7) – Concludendo, per ora.

1) Siamo qui. Perchè.
Sono reduce da una stupenda vacanza durata un mese. Quest’anno ho scelto l’Europa – Via Gaetano Mazzoni n.20, Roma – dove esiste un’isola (o isolato) di mq 1000 in superficie, altezza: infinito. Lì tra un po’ di verde, due cani, quattro tartarughe, una cornacchia, un gatto e numerosi insetti, mi ha raggiunto l’invito di una persona a manifestare una mia riflessione, distogliendomi per un attimo dal rapporto muto con i miei amici. Ho accettato, ma ora non so più come affrontare il complesso impegno ammettendo che non saprò mai dire, tanto meno scrivere, quello che penso. Durante la impagabile vacanza ho cercato comunque di riportare a galla ricordi della mia vita nel Teatro, almeno quelli più importanti e inerenti all’argomento, che mi potessero aiutare, i quali, ho scoperto risalgono a oltre cinquanta anni fa. Questi ricordi mi turbano perché, osservandoli così vividi, mi avvertono che forse sono molto vicino alla fine della mia vita nel teatro.
Dubito che siamo qui tutti con le stesse motivazioni, anche se la buona fede ci fa sentire tutti uniti.

2)  Il Teatro; cos’è.
A me risulta, dall’esperienza diretta, che il teatro si insinua nella vita di un essere umano, inconsciamente e può continuare così, senza che lui se ne renda conto, fino alla fine dei suoi giorni.
Quando un vescovo, con un leggero schiaffetto, mi consacrò soldato di Cristo, la commozione dei parenti e della folla provocò in me un’emozione talmente forte che solo oggi posso definire “teatrale”.
Più tardi sono stato testimone attivo di un’emozione simile quando, dopo un bellissimo e commovente discorso del gerarca Pietro Sparapeti, mia madre consegnò piangendo, non mi fu chiaro perché, gettandola in un’urna, la sua bella fede nuziale d’oro in cambio di un preziosissimo cerchietto di ferro.
Ero balilla nonché chierichetto e frequentavo la scuola media Marianna Dionigi distante due-trecento metri dalla Basilica di S. Pietro e trenta chilometri da casa mia, dove vivo ancora.
Il sabato bisognava partecipare alle adunate ed io, causa la distanza da casa mia, consumavo sotto il colonnato di S. Pietro le due pagnottelle preparatemi da mia madre. Cito questo mio pranzo del sabato perché la professoressa di italiano mi additò in classe come un piccolo eroe solitario il quale aveva però il grande onore di pranzare nella più bella piazza del mondo, centro dell’universo. Ma alla grande e bella adunata del sabato fascista era d’obbligo la divisa, per la quale, data la povertà della mia famiglia, mia madre aveva dovuto tingere di nero la bianca camicia della cresima che però, dopo alcuni lavaggi divenne marrone.

La mia divisa, non più perfetta, convinse il professore di ginnastica a dovermi inquadrare fra gli “abissini” per allestire la battaglia simulata nel cortile della scuola, alla presenza di tutti i famigliari degli studenti.
Morivo così ogni sabato-fascista al fischio convenuto del caposquadra restando disteso a terra con tutti gli altri “abissini”, fino agli applausi esultanti degli italiani vittoriosi.
Continuavo comunque a sentirmi “soldato di Cristo”pranzavo nella più bella piazza del mondo e poi, tempo permettendo, prima dell’adunata, mi incastravo tra le colonne nel punto del colonnato in cui si ergono raggruppate e leggevo Salgàri.
Uno di questi sabati mi abbordò un vecchissimo Monsignore domandandomi cosa stessi leggendo di bello. Presentai il libro e lui, senza mezzi termini, mi maledisse informandomi anche che Salgàri era morto suicida e che io, a causa di quelle maledette letture, sarei certamente finito nelle fiamme dell’inferno. Restai molto scosso ma fu lì, incastrato tra quelle tre colonne , dopo aver strappato l’immaginetta di S. Luigi poco prima offertami…..Fu lì che vissi la mia prima masturbazione folgorante. Dopo, affranto dal rimorso, andai a morire come “abissino” alla presenza di tutti i professori e famigliari della scolaresca.
In quel periodo della mia vita, anche per altre esperienze che non occorre raccontare, mi sono state offerte le prime importanti lezioni di teatro. Sono stato coinvolto in ruoli non scelti mediante l’impiego di mezzi fantasiosi e carichi di fascino repellente come: le mascherate, i travestimenti, le divise, i paramenti, le parole, i suoni, le smorfie, le parate, le bandiere, le cerimonie, le competizioni, le commemorazioni, le premiazioni, promozioni, le gare, le manifestazioni, le esecuzioni e cosi via………
Stordito. Inebriato. Ne sono divenuto dipendente a tal punto che è stato necessario un faticoso processo di recupero, ancora oggi in corso, forse senza possibilità di uscita perché, devo ammetterlo, il Teatro cos’è……non lo so.
Ma sono convinto fino al prossimo ripensamento che il teatro come forma d’arte  esige di essere inventato, perennemente al presente come, eternamente e solo al presente, si può assistere al lento fluire della creazione.

3)   Un ciclo si compie.
I cicli della storia costituiscono una gamma infinita di passaggi. Ma il processo evolutivo è spesso costretto a ricominciare da “più indietro” perché la modernità, quando vuole scavalcare il processo naturale, quasi sempre trascura di prendere in esame, insieme al presente e passato, anche il futuro il quale, per sua natura, è destinato a divenire il presente del raccolto. Oggi il raccolto teatrale a disposizione è ben misero; non parlo delle eccezioni perché chiunque vi si rifugerebbe.
Questo presente ci offre tutte le crisi che non occorre elencare per l’ennesima volta. Già dalla generazione di cui faccio parte l’attenzione al teatro si è bloccata al profitto immediato basato sullo sfruttamento delle esperienze passate elevate a leggi assolute, profitto immediato basato su ricette ed etichette di moda promosse a ruolo di correnti, profitto immediato basato sul compiacimento senza rischio del proprio volto imbellettato di impegno social/politico trasfigurato al ruolo di necessità, e così di seguito. Il raccolto a disposizione è ben visibile per chi non è distratto da altro; una proliferazione soffocante di reciproci riconoscimenti, autopremiazioni, convegni promozionali di se stesso e dei propri congiunti, organizzazione scambi internazionali in prima persona, fondazione di Enti e Associazioni a tutela di interessi economici; difesa di Enti e Associazioni inutili mediante la ricomposizione della loro maschera sgretolata.

Tutto sostenuto dal coro trionfalistico dei sacerdoti, artisti, profeti, geni, vescovi, assessori, maestri, teorici e professori, burocrati e ministri, banche e organizzatori, critici, drammaturghi, ideatori e tecnici. Insomma personaggi illustri che intimidiscono l’omino comune, ammantati di un carisma ufficializzato dalla tessera del partito.
Tutto questo è il grande materiale teatrale a disposizione oggi e non è poco. E’ un grande materiale che rende sempre più evidente la grande importanza del finanziamento pubblico. Finanziamento pubblico come intervento pubblico per la sopravvivenza del teatro italiano. Si studiano nuove leggi e nuove circolari, criteri quantificativi di qualità, teorie di valutazione di professionalità, progetti di burocratizzazione ecc. ………Tutto per finanziare questo – come si suol dire fra popolani che ne hanno il senso – : GRAN-TEATRO con il quale si compirà, comunque, il ciclo dei millenni.

4)   Oggi in Italia. Teatro e Politica.
Facili battute in proposito sono una grande tentazione, ma bisogna resistere. Tutti i partiti, in questo momento, stanno vivendo le loro belle crisi interne e fra di loro e ci impongono un minimo di comprensione. Ma, per poter collaborare al necessario e auspicato rinnovamento, non possiamo dimenticare che la classe politica ha fornito al paese grandi lezioni e spettacolari esercitazioni di alta drammaturgia da rendere patetici quei prestigiosi corsi di formazione professionale. Ha fornito al paese una folla di esosi e illustri personaggi, infettati dalla spettacolarità di se stessi, volatili onnipresenti e assenti da tutto, bisognosi di stuoli di segretarie e assistenti a loro volta bisognosi di assistenti e segretarie. Questi personaggi scorazzano per il mondo piantando le proprie bandierine in cambio di importazione a nostre spese, teatralizzando alla GRAN-TEATRO l’unione europea ma ignorando la teatralità dello sgretolamento nazionale, ovverosia la nazionalità dello sgretolamento teatrale, riducendo l’Italia  a semplice colonia. La classe politica ha fornito il paese di troppi personaggi “cari” (nel senso di costi) legittimando pluri/incarichi, tutti in varie forme retribuiti. “Cari” (nel senso di costi) per diritti acquistati al buio e non per attività svolte. La classe politica sta obbligando professionisti, seriamente impegnati, a dover trattare con l’incoscienza e il disinteresse, per il teatro come forma d’arte, dei vari direttori, burocrati, assessori, ecc……………
Devo interrompere qui questo paragrafo perché è piombato improvviso sopra di me il vivido ricordo dei sabati in cui rivestivo il ruolo di abissino.

5)    Il senso dei Teatri.
TEATRO  è un termine che va considerato al plurale, dicono tutti e lo dico anch’io. La pratica teatrale è tesa ai seguenti scopi:

- Finanziamento pubblico
- Commercio senza rischi
- Utilizzazione del congegno politico
- Vantaggi allo sponsor

Tutto manovrato con abile regia su di una folla dalla labile personalità, continuamente agitata, alla quale è stato inculcato il senso del profitto come bene assoluto. E’ stata organizzata nel tempo una fitta rete di oneri ed impegni pseudo sociali. Una rete talmente pesante e ben ancorata da rendere impossibile ogni pratica teatrale all’insegna del volontariato autogestito, dell’impiego della propria persona e delle proprie idee ad esclusivo e proprio rischio. Contro ogni legge sociale, credo. Le vocazioni dei giovani e no, sono setacciate da nuove e vecchie istituzioni nelle mani di quei noti personaggi incontrati già nella mia infanzia. Ometto le eccezioni per impedire che tutti ci si rifugino.

La presente pluralità del teatro, italiano, si conferma dunque così:
- Privati, Cooperative, Ragazzi e Programmazione nazionale – commercio senza rischi.
- Stabili, Centri, Ragazzi e Programmazione nazionale – e congegno politico.
Il tutto sostenuto da:
- Finanziamento pubblico
- Sponsorizzazione da sgravio fiscale, comunque a spese del cittadino

Questo magistrale pluralismo a raggiera riuscirà a strozzare definitivamente lo spazio vitale agli “abissini” che sognano l’autonomia e l’indipendenza, i quali si oppongono all’idolatria della sponsorizzazione, si oppongono al servilismo dei rampanti nei confronti dei partiti retrocessi al “singolare” con il termine di classe politica? La categoria dei teatranti, artisti senza altre vocazioni, studenti alla scuola della GRANDE FARSA del teatro italiano, è costretta, ancora una volta , a mobilitarsi per stappare, se necessario, quelle strozzature. Per sradicare tutte quelle trappole ben predisposte sul suo cammino.

6)    Indipendente. Urgente.
Attenzione alle trappole. Attenzione alle caramelle. La trappola è la più antica arma che l’essere vivente ha conosciuto, sia come predatore che come vittima. Tutto può diventare trappola anche ciò che in precedenza e per tanto tempo è stato utile e prezioso. Può diventare trappola l’amore come l’ideale, la maternità come il magistero. Tutto è possibile trappola e sempre possibile in entrambi i sensi. Esiste una trappola formata da un foro, abbastanza grande perché la mano di una scimmia ingorda possa penetrare ed afferrare l’esca; ma questo foro è anche troppo piccolo perché il pugno della scimmia possa uscirne. La scimmia, ingorda e scema, non aprirà mai il pugno per non lasciare la nocciolina. Perderà la libertà e la vita. Leggendo un libro per documentarmi sull’attività del mago Udinì, ho capito, dopo quaranta anni, la lucidità intuitiva in mio possesso quando ero bambino. Ero riuscito a scivolare via da tutti quei personaggi, o ruoli, che mi si volevano imporre, come liberandomi da trappole delle quali conoscevo il congegno segreto. Lo facevo inquadrando tutto e sempre da un punto di vista teatrale. Una facoltà intuitiva del selvaggio, forse, che poi ho perduto nella prima gioventù quando sono stato schiavizzato dalla teatralità, quella teatralità fascinosa nei confronti della quale non sentivo più quella sana repulsione.
Indipendente e urgente.
Passo attraverso la repulsione del teatro divenuto trappola, cercando di stracciare e incenerire tutto il ciarpame sottraendolo al riciclaggio, perennemente ininterrotto, al possesso dei………(pausa). Ometto il solito elenco dei fantasmi da sbaragliare per ritrovare……………un verme magari il quale , perché vivente, mi può essere fratello.
Attenzione alla trappola della retorica, dico a me stesso. Le trappole funzionano sempre.
Diplomati all’Accademia d’Arte Drammatica, ci si può trovare  a servire la pubblicità televisiva. Ammessi a proporre il proprio talento alla televisione di stato ci si può trovare a celebrare il “Te Deum” all’onnipotente sponsor. Attenzione alla trappola della retorica, ripeto a me stesso; rispondo: va bene. Non è necessario sottrarre e distruggere fino a ritrovare il verme, del quale comunque resto fratello, ma possiamo fermarci nel grande scorticamento all’uomo. Possiamo arrivare anche più indietro, all’omino comune ancora intimorito da quei personaggi illustri rovesciati in pattumiera. Possiamo scendere ancora più in fondo, nel doloroso scrostamento, arrivando a mettere in luce quegli esseri, rimanendo nell’umano, votati al martirio senza gloria organizzato dalla società della marchetta, come dire civiltà del pollo: “bello, stupido, ingordo e appetitoso”. Mi sono intrappolato ancora una volta nella retorica e non so più come uscirne. Mi sento ridicolo come una folla di professionisti del tatticismo riuniti sul palcoscenico del loro convegno, di fronte ad una folla di poltrone di velluto rosso, a totale disposizione di un solo omino comune e intimorito. Vi offro la mia e la loro ridicolaggine per farmi perdonare.

7)    Concludendo, per ora.
Liberiamo l’omino solo, dimesso ed intimorito dalla folla di tatticismi di professione e rispettiamo le sue potenzialità.
Potrebbe essere uno spettatore.
Potrebbe essere un artista.
Sto dunque parlando di teatro.
Ma allora tutto il resto cosa c’entra?…………………… Il teatro, ora come sempre, è il teatro fatto da omini soli. Capaci di produrre il sorprendente se li si lascia fare. Dipendenti soltanto dall’indipendenza come ideale. Omini e donnine grintosi e agguerriti di umanità, solitari e socievoli, capaci di vivere in ricchezze e come romitori, senza ostilità se li si lascia vivere e operare. Nella loro scandalosa lucidità, sanno che la santità passa spesso dalla scomunica e lo stato di grazia può condurre alla morte civile.
Sono ricaduto nella retorica peggio del gerarca Sparapeti.
Concludendo approfitto per comunicare:-una delle tartarughe regalateci, a me e Caporossi, dai trenta giovani attori che hanno dato vita allo spettacolo “Passaggi” è morta-. Non so se la mia o quella di Caporossi. Una mattina ho trovato sulla porta di casa il guscio straripante di vermi. Era stato portato lì da uno dei miei due cani, rovesciato, pendevano appesi la testa dallo sguardo vitreo e una zampa ancora riconoscibili. Ho avuto un dolore, è chiaro, ma non l’ho uccisa io, non uso nel mio orto anticrittogamici. Il mio cane ha dissotterrato il guscio e me lo ha portato ancora colmo di un’altra vita brulicante. Per me è una reliquia dello scambio di esperienza vissuto con quei giovani. Pulito il guscio me lo sono portato agli occhi ed ho potuto osservare, da una delle aperture, la stupenda volta della sua esistenza. Spesso, attraverso il guscio, osservo la realtà adiacente con più distacco.
Concludendo, per ora – allo Stato la grande responsabilità di come amministrare i fondi destinati al teatro…………in me, grazie a quei trenta giovani attori, sta maturando l’idea di poter fare teatro, in un pessimo presente, dentro un guscio di tartaruga.

Claudio Remondi

Roma 9/9/1990

Pubblicato in avvenimenti, blog e commenti | Lascia un commento

Il caso MiBact, di Nicola Fano

Una politica teatrale dissennata
Il caso Mibact
Ancora un’esclusione incredibile, vergognosa, dal novero del teatro “riconosciuto” dal Ministero: dopo mezzo secolo di arte, Riccardo Caporossi è stato cancellato

Può darsi che la Commissione Consultiva per il Teatro presso il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – quella che valuta le richieste di contributo – non sappia che cos’è l’Associazione culturale Club Teatro. È l’unica speranza. L’unica speranza per trovare un barlume di criterio (seppure legato all’ignoranza) nell’esclusione di Riccardo Caporossi dal bizzarro paesaggio del teatro italiano variamente riconosciuto o assistito così come viene fuori dal nuovo regolamento approvato la scorsa estate dal Mibact. Già, perché Club Teatro è il nome storico con il quale da quasi mezzo secolo hanno segnato di sé l’arte italiana e il nostro immaginario Rem&Cap, ossia Remondi & Caporossi, ossia Riccardo Caporossi rimasto solo – eppure ancora straordinariamente attivo – dopo la morte di Claudio Remondi. Bene, a fronte di una piccola richiesta di riconoscimento pubblico da parte di Riccardo Caporossi per la sua attività di formazione professionale (da anni Cap si dedica con tenacia alla genesi di nuovi artisti) la Direzione generale per lo Spettacolo dal Vivo del Mibact, sentita la sapiente Commissione Consultiva per il Teatro, ha bocciato questa richiesta. Il bagaglio enorme di Rem&Cap non esiste più e il loro metodo creativo non ha più cittadinanza nelle nostro istituzioni.

Questa è, semplicemente, una vergogna.

 

È una vergogna che in nome di non è più ben chiaro quale razionalizzazione del contributo pubblico per l’arte teatrale si stiano cancellando pezzi di storia ancora pienamente vitali: solo qualche mese fa mi è capitato di assistere ad un piccolo gioiello scenico ordito da Riccardo Caporossi con i suoi “allievi” (clicca qui per leggere la recensione). Quindi non sto parlando solo di “memoria” (la memoria è quanto più abborrito nella nostra epoca del commercio e della finanza) ma pienamente di contemporaneità.

remondi e caporossi4Insomma, qualche giorno fa, avevo lamentato il trionfo della monocultura teatrale a proposito dell’esclusione del Teatro Due di Roma dai soggetti riconosciuti dal medesimo Mibact (clicca qui per leggere il commento); eccoci adesso di fronte a un atto di pirateria artistica se possibile ancora peggiore. Stavolta non si tratta di sollevare il «Caso Remondi» ma al contrario di puntare il dito sul «Caso Mibact», ossia sul marasma di norme, numeri e algoritmi che hanno finito per annullare (consapevolmente? Deliberatamente?) presenze e differenze scomode. Non solo è assurdo che Riccardo Caporossi si veda escluso, per i prossimi tre anni, dal panorama del teatro istituzionalmente riconosciuto, ma è uno scandalo che il teatro di Rem&Cap non abbia una casa: che non ci sia un posto per la loro memoria, che non ci sia una casa per il loro teatro futuro. Ricordo che una volta, sembra mille anni fa, Rem&Cap vennero ospitati per un lungo laboratorio nell’allora Limonaia di Villa Torlonia. Quello spazio – così vanno le cose a Roma – oggi ospita una sontuosa pizzeria, ma accanto ad essa c’è pur sempre il (bizzarramente restaurato) Teatrino di Villa Torlonia. Ebbene: perché il Comune di Roma non raccoglie lì dentro l’eredità di Rem&Cap facendone una sorta di laboratorio permanente di creatività contemporanea? All’esterno dal Teatrino (chi lo conosce sa che il palcoscenico è chiuso sul fondo da una enorme vetrata affacciata su Villa Torlonia) si potrebbe sistemare ciò che resta delle strutture sceniche di Ameba, di Rotobolo o altri spettacoli di Rem&Cap. Possibile che non ci siano i pochi spiccioli che servirebbero per un’operazione del genere?

remondi e caporossi2Il fatto è che ciò che resta del teatro, in Italia, è ormai un condominio di piccolissimi, miserabili privilegi: ciascuno si tiene stretta la propria elemosina temendo di dover rinunciare anche ad essa. Ciascuno tace nel timore di essere messo fuori dalla porta da chi decide e ha il potere di stabilire chi siano i sommersi e i salvati. E invece occorrerebbero uno scatto d’orgoglio, una voce possente, un moto di rabbia collettiva per imporre alle burocrazie di togliere le mani dalla creatività, per ridare dignità a chi fa arte e, per questo solo fatto, merita prima di tutto rispetto e in secondo luogo sostegno. L’unica riforma che occorre a questo disgraziato Paese è tornare a imporre il rispetto per le intelligenze, le culture, la creatività. In sua assenza, continueremo a essere preda di poteri e amministratori prevaricanti o malvolenti o ignoranti a fronte dei quali ogni protesta sarà inutile. Come rischia di essere questa mia, del resto.

Articolo orginale su http://www.succedeoggi.it/2015/07/il-caso-mibact/

Pubblicato in avvenimenti | Lascia un commento

Acqua – Domenica 19 luglio – h17:00

Progetto

Ambiente & Spettacolo

Ideazione e direzione di Riccardo Caporossi

“ACQUA”

“Acqua” è il titolo di un intervento teatrale itinerante che si svolge presso la cascata della Diosilla nella suggestiva forra, dalla particolare vegetazione, e lungo il torrente Bicione all’interno della Riserva Naturale Monteranno.
Una drammaturgia composta da testi letterari e poetici sull’elemento Acqua. Un viaggio costellato di azioni sceniche; un modo di fare spettacolo entrando in relazione con luoghi di particolare fascino ambientale e culturale.
“Acqua” è una delle Azioni che il Progetto “Ambiente & Spettacolo” ideato e diretto da Riccardo Caporossi intende svolgere nel territorio della Riserva instaurando un dialogo tra l’elemento naturale e la natura dell’uomo per una riflessione e partecipazione collettiva agli stimoli interpretativi della realtà che tutti viviamo. Questo intento si mostra entro la cornice di un paesaggio di particolare fascino quale è la Riserva Naturale Monterano.

Scarica il comunicato stampa di Acqua

Pubblicato in avvenimenti, rassegne, spettacoli | Lascia un commento

All’ombra di Pirandello – Da venerdì 23 a domenica 25 gennaio 2015

Istituto di Studi Pirandelliani e sul Teatro Contemporaneo
Studio di Luigi Pirandello
Via Antonio Bosio 13b – 00161 Roma -  Tel: 0644291853
www.studiodiluigipirandello.it  posta@studiodiluigipirandello.it

Da venerdì 23 a domenica 25 gennaio 2015    

 ALTRI INCONTRI E SPETTACOLI NELLA CASA STUDIO
IN OCCASIONE DEGLI 80 ANNI DEL PREMIO NOBEL

PRENOTAZIONE FORTEMENTE CONSIGLIATA PER TUTTI GLI APPUNTAMENTI: TEL. 0644291853

Secondo week end di spettacoli, letture e incontri “All’ombra di Pirandello” da venerdì 23 a domenica 25 gennaio alla Casa Studio di Luigi Pirandello in via Antonio Bosio 13/b (traversa della Nomentana vicino Villa Torlonia) a Roma, in occasione degli 80 anni del conferimento del Premio Nobel all’Autore dei “Sei personaggi” e per far conoscere ad un più vasto pubblico questo luogo che conserva il fascino del tempo e di chi lo abitò e dove Riccardo Caporossi ha fatto rivivere l’ombra dello scrittore con un’installazione in quella che fu e resta la sua camera da letto, che utilizza cappello e scarpe originali del drammaturgo.

L’Istituto realizza questo mese di attività artistico-culturali finalizzate alla raccolta fondi per garantire la vita dello stesso Istituto, messa in crisi dai tagli recenti e chiede quindi un’offerta di 10.00 EURO con cui ciascuno diverrà socio sostenitore e iscritto nel grande libro dei “Personaggi”.

VENERDI’ 23 gennaio ore 19.00, un incontro per ricordare con parole e letture la figura e l’opera di ELIO PAGLIARANI, poeta, ma anche critico teatrale del “Paese Sera”, con sua moglie, la poetessa Cetta Petrollo e il professor Giorgio Patrizi.

SABATO 24 gennaio ore 21.00, ALBERTO DI STASIO reciterà L’uomo dal fiore in bocca in occasione dell’esposizione di un quadro di Stefano di Stasio.

DOMENICA 25 gennaio ore 17.30,  ultima replica della lettura drammatizzata della novella La berretta di Padova e altri testi a cura di RICCARDO CAPOROSSI e VINCENZO PREZIOSA.

Si ricorda con l’occasione che sono aperte le iscrizioni per chiunque voglia partecipare VENERDI’ 6 FEBBRAIO dalle 16.30 a notte, alla maratona di lettura di Uno, nessuno e centomila, cui interverranno a dare il via anche alcuni attori, da DANIELA POGGI a PINO MICOL a RICCARDO CAPOROSSI.

«Si tratta di una casa d’artista purtroppo molto poco conosciuta, come quelle che si visitano se andiamo a Parigi o Londra. A Roma è più nota la casa di Keats di quella di Pirandello, che pure è uno dei pochi nomi italiani di risonanza mondiale - spiega il nuovo presidente Paolo Petroni - Per questo abbiamo dato vita a questo mese di incontri e spettacoli, per cercare di farci conoscere e per dimostrare che siamo vivi. Oltre, naturalmente, perché, come tutte le Istituzioni culturali che vivono di contributi pubblici, l’Istituto di studi pirandelliani e sul teatro contemporaneo (www.studiodiluigipirandello.it) vive oggi momenti di grave crisi finanziaria. Ma noi non ci arrendiamo e rispondiamo dandoci da fare molto di più, ora e in futuro, e contando sull’appoggio e il sostegno del mondo dello spettacolo e della cultura (tutti partecipano a titolo gratuito e noi stessi lavoriamo alle medesime condizioni)».

Pubblicato in avvenimenti, programmazione, rassegne, spettacoli | Lascia un commento

Tre atti unici – Teatro da predicare

mostra-installazione-scena

di Riccardo Caporossi

Giovedì 23 ottobre 2014, h19:00
Piega su piega

Giovedì 30 ottobre 2014, h19:00
Narrazioni

Giovedì 6 novembre 2014, h19:00
Mendel

Una passeggiata per accompagnare le cose nel loro farsi e abbndonarle quando sono fatte.

Con

Riccardo Caporossi, Vincenzo Preziosa

e

Valeria Gaveglia, Ginaluca Giordano, Sara Tedeschi

Ingresso gratuito.
info e prenotazioni: tel. +39.339.21.24.403

Pubblicato in avvenimenti, mostre, spettacoli | Lascia un commento

MURA – al Napoli Teatro Festival

IDEAZIONE, PROGETTO, MESSA IN SCENA, ESECUZIONE RICCARDO CAPOROSSI
LUCI NUCCIO MARINO
COPRODUZIONE FONDAZIONE CAMPANIA DEI FESTIVAL – NAPOLI TEATRO FESTIVAL ITALIA, ASSOCIAZIONE CULTURALE CLUB TEATRO REM&CAP PROPOSTE

Progetto finanziato
con PAC Campania 2013-2014

Prima assoluta
Paese Italia
Lingua Italiano

durata: 1h
Luogo Museo Nazionale Ferroviario di Napoli “Pietrarsa” – SALA CINEMA
Date
08/06/2014 ore 20:00
09/06/2014 ore 21:30

Riccardo Caporossi presenta al Festival Mura, spettacolo liberamente ispirato al mito della caverna di Platone, metafora della condizione umana rispetto alla conoscenza della realtà.
«C’è un muro – afferma il regista – dietro il quale c’è una superficie su cui si proiettano ombre. Al di là del muro le ombre concretizzano forme: mani, scarpe, cappelli, scale, bottiglie, cannocchiali, bastoni, ombrelli… Il muro, man mano, viene smantellato per evocare tutti quei numerosi chilometri che ancora oggi sono indice di separazione. Ogni tentativo di comunicare resta bloccato da quella barriera; non necessariamente concreta e reale come un muro ma eretto con lo stesso miscuglio di odio, paura e mancanza di immaginazione».
Proveniente dal mondo dell’arte figurativa e architettonica, Riccardo Caporossi ha lavorato per quarantadue anni insieme a Claudio Remondi formando lo storico gruppo di ricerca Rem & Cap. Di grande bellezza estetica, i loro spettacoli si concentrano sulla levità del gesto e sull’assenza di parole, ricordando l’immaginario poetico di Beckett e Chaplin.

Info prenotazioni e acquisto biglietti

Pubblicato in programmazione, rassegne, spettacoli | Lascia un commento

“RITRATTI”. Momento di studio, ideazione e scrittura scenica.

L’Istituto di Studi Pirandelliani e sul Teatro Contemporaneo
in collaborazione con l’Associazione Culturale
CLUB TEATRO – REM & CAP PROPOSTE

presenta

“RITRATTI”
Momento di studio, ideazione e scrittura scenica

FEBBRAIO-MAGGIO 2014
Venerdì – ore 15.00-18.00

Primo incontro:
Venerdì 28 Febbraio

Il laboratorio è condotto da RICCARDO CAPOROSSI coadiuvato da Vincenzo Preziosa.
Il titolo “Ritratti” è pertinente il tema del lavoro che sarà affrontato: l’individuazione di alcuni personaggi che sono stati creati da Luigi Pirandello, inseriti nei suoi romanzi, nelle novelle, nelle opere teatrali. Personaggi che hanno reclamato il diritto alla vita e che lui ha delineato, da ombre vane quali erano, con il carattere di individuo, dandogli vita. Saranno scelte le descrizioni di personaggi che possono attrarre l’immaginazione, per conferire loro una continuità a “vivere”; invitandoli, come presenze reali, a sedere tra il gruppo di lavoro; offrendo loro la possibilità di raccontare ancora qualcosa e scrutare, in qualche piega delle loro fattezze, qualcosa che ancora possono svelare.
La casa di Pirandello è il luogo più adatto per queste ulteriori epifanie. È il lavoro preliminare che è giusto fare in teatro, indagandone tutti gli aspetti. Così oltre ad essere un lavoro formativo per i partecipanti, sarà anche un momento per alimentare fantasia e immaginazione individuale.
———
Il Laboratorio è rivolto in modo particolare agli studenti dei seguenti corsi di laurea:

  • Facoltà di Scienze Umanistiche, Dipartimento di Arti e Scienze dello Spettacolo – Università “La Sapienza” di Roma.
  • Facoltà di Lettere e Filosofia, Cattedra di Storia del Teatro Italiano, Corso di Laurea in DAMS – Università Tor Vergata.
  • Dipartimento di Scienze della Formazione – Università Roma Tre.
  • Accademia di Belle Arti

———-
Per iscriversi al laboratorio, inviare una email a: posta@studiodiluigipirandello.it

Pubblicato in avvenimenti, laboratori | Lascia un commento

Memoria del tempo, tempo della memoria

da “Le Confessioni” di Sant’Agostino
progetto a cura di Riccardo Caporossi

lettura di
Riccardo Caporossi e Vincenzo Preziosa

Sala della Crociera
Via del Collegio Romano, 27- Roma
(ingresso libero)

Mercoledì 26 Febbraio 2014 - ore 18:00

Le Confessioni rappresentano, nella letteratura cristiana, uno dei documenti che meglio descrivono il fondamento della vita dell’uomo sulla terra nell’ascesi verso Dio ed un esempio di autobiografismo dove l’umanità con i suoi tormenti, le sue passioni, espressa da Agostino, diviene simbolo e guida per tutti gli sbandati dello spirito e della carne.
Sant’Agostino ha scritto Le Confessioni nel 397, aveva circa 30 anni, con un linguaggio appassionato, un amore ardente verso il Creatore di tutte le forme visibili. Questo avvicinamento al Creatore è tanto più ravvicinato e conquistato quanto più il suo pensiero indaga nella profondità dell’anima.

Verranno lette pagine tratte dai due libri X e XI, di sapore filosofico e teologico che concludono questa opera; con la quale Agostino ha tramandato la vita tumultuosa della sua gioventù e il bisogno di ricerca del Bene e della Verità.

Pubblicato in avvenimenti, rassegne, spettacoli | Lascia un commento